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16 Novembre 2008: Il miracolo dei salami, le strade senza legge e lo sbarco a Mandawa

La grande ansia romagnola e il talismano di “Faccia da Culo”

La mattina del 16 novembre si apre con un’incognita pesante come un macigno: le nostre valigie saranno tornate da Londra o sono perse nel limbo dei cieli? Passiamo un paio d’ore interminabili e tese nella squallida sala d’attesa dell’aeroporto di Delhi. Vi confessiamo la verità: la nostra preoccupazione non era tanto per i vestiti di ricambio, quanto per la possibile, tragica perdita della nostra scorta strategica di preziose piadine e salami romagnoli! Quando finalmente il nastro trasportatore sputa fuori i nostri borsoni, un urlo di gioia liberatorio squarcia la sala. I salami sono salvi, il cibo di conforto è al sicuro: l’avventura in Rajasthan può ufficialmente avere inizio!

Carichiamo tutto sulla Toyota guidata da “Faccia da Culo” il quale, per garantirci la massima incolumità, sfoggia un curioso e folcloristico portafortuna appeso direttamente al paraurti dell’auto (viste le strade, ne avremo un disperato bisogno). Ci mettiamo in marcia verso Mandawa: 213 chilometri che copriamo in circa 4 ore di viaggio. È il nostro primissimo, violentissimo impatto con la realtà stradale indiana. Le carreggiate sono piste polverose dove vige la totale legge della giungla, un caos anarchico fatto di clacson impazziti, sorpassi millimetrici e precedenze stabilite solo dalla stazza del mezzo. Attraversiamo piccoli e poverissimi villaggi, forse troppo in fretta, ma abbastanza per rimanere ipnotizzati dagli sguardi di questa gente, dai loro gesti fieri, dai sorrisi dei bambini e dall’esplosione di colori dei sari delle donne che tagliano il grigiore della polvere. Questa è l’India che cercavamo.

Dormire da Maharaja a prezzi stracciati e la burocrazia del Bazar

Per la scelta dell’alloggio decidiamo di fidarci ciecamente dei consigli della nostra fidata guida-autista. Ci prenota due camere all’Hotel Heritage Mandawa e quando varchiamo la soglia rimaniamo a bocca aperta: si tratta di un’antica haveli (le dimore storiche dei ricchi mercanti) completamente ristrutturata e trasformata in hotel. Il prezzo di questo lusso d’altri tempi? La modica cifra di 12 euro a camera! Come diciamo sempre noi: non badiamo a spese, il budget prima di tutto!

Mandawa si rivela una cittadina polverosa e meravigliosamente caotica, famosa in tutto il mondo proprio per le sue Havelis, caratterizzate da pareti interne ed esterne interamente affrescate con dipinti che raccontano storie di dei, miti e persino l’arrivo dei primi treni e automobili in epoca coloniale.

Prima che faccia buio, dobbiamo sbrigare una pratica vitale: acquistare una SIM card indiana per i cellulari. Ci affidiamo alla consulenza di un “noto e autorevole operatore locale” della Airtel, che gestisce l’ufficio direttamente all’interno del suo splendido bazar di tappeti e batik. Gli consegniamo la fotocopia del passaporto, compiliamo moduli improbabili in mezzo a stoffe colorate e, come per incanto, dopo pochi minuti… driiinnnnn! La linea c’è, siamo connessi con il mondo. Per oggi direi che abbiamo dato. Ci concediamo una meritata cena direttamente nel ristorante dell’hotel, commentando le follie stradali della giornata. Stasera si dorme da re, domani la Toyota punta dritta verso Bikaner!

Itinerario

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