06/12/2006: L’impatto con Hong Kong: dai grattacieli al Victoria Peak
Iniziamo la nostra esplorazione dal suggestivo lungomare di Tsim Shan Tsui, situato sulla punta meridionale della penisola di Kowloon. Da questa camminata pedonale si gode di una vista pazzesca sullo skyline dell’isola di Hong Kong, che si staglia fiero sulla sponda opposta del Victoria Harbour. Passeggiando lungo il waterfront incontriamo la celebre Avenue of Stars, l’avveniristico Hong Kong Space Museum, la storica Torre dell’Orologio, il brulicante terminal dello Star Ferry e il Museo d’Arte.
Dopo un pranzo decisamente pittoresco (con vetrine che espongono ogni genere di animale immaginabile!), saliamo a bordo della storica funicolare che in appena otto minuti ci scaraventa in cima al Victoria Peak. Con i suoi 552 metri sul livello del mare, il Peak è il punto più alto dell’isola e in assoluto il punto panoramico migliore della città. Una volta quassù, lo spettacolo è da togliere il fiato: un labirinto verticale di grattacieli altissimi e colorati che si arrampica sulla montagna a ridosso del mare. Aspettiamo che cali il sole per vedere la città accendersi: lo skyline illuminato nella notte è qualcosa di indimenticabile.
Per cena decidiamo di sfruttare l’incredibile varietà culinaria e cosmopolita di Hong Kong e ci infiliamo in un ottimo ristorante spagnolo.
07/12/2006: Escursione a Macao, la “Las Vegas d’Oriente”
Oggi ci aspetta un’escursione in giornata a Macao, raggiungibile con circa un’ora di traghetto veloce. Sbarcare qui è come entrare in un altro mondo: un bizzarro ma affascinante mix caratterizzato da vecchi palazzi e chiese barocche in perfetto stile coloniale portoghese, una tradizione culinaria unica e, subito accanto, i profili colossali dei casinò. Macao è infatti la capitale mondiale del gioco d’azzardo, un gigante al neon che si muove a un ritmo frenetico e del tutto diverso rispetto a Hong Kong.
Una volta rientrati a Hong Kong in serata, festeggiamo le ultime ore asiatiche inaugurando un lunghissimo aperitivo continuato con cena, saltando da un pub all’altro in uno dei quartieri della movida.
08/12/2006: I saluti e il volo verso casa
L’ultimo giorno a Hong Kong lo dedichiamo interamente a cazzeggiare e gozzovigliare tra gli infiniti negozi, i mercati di strada e i giganteschi centri commerciali della metropoli, prendendocela con assoluta calma e godendoci l’atmosfera fino all’ultimo secondo.
In serata ci trasferiamo in aeroporto per sbrigare le formalità d’imbarco. Alle 23:35 le ruote del nostro aereo si staccano dalla pista: si decolla verso casa.
Si chiude così un viaggio semplicemente incredibile, un’avventura straordinaria che per la varietà di culture, l’intensità dei ritmi e la complicità del nostro quartetto di “intrepidi“, ci rimarrà per sempre stampata nel cuore!
Il Ritorno degli “Intrepidi”
Mentre l’aereo fende il cielo buio sopra l’Oceano, lasciandoci alle spalle le mille luci di Hong Kong, il silenzio della cabina si riempie dei nostri pensieri. Davanti agli occhi passano, come in un film accelerato, le immagini di tre settimane intense, folli e indimenticabili.
Siamo partiti come un quartetto di viaggiatori curiosi e torniamo a casa decisamente cambiati, con i passaporti timbrati e le menti spalancate. Abbiamo camminato sulla storia millenaria della Grande Muraglia e ci siamo persi nei vicoli senza tempo degli Hutong; abbiamo sfidato la forza di gravità al Tempio Sospeso e navigato tra i profili fiabeschi del fiume Li.
Ci porteremo dentro i contrasti di un Paese immenso: il misticismo dei templi buddisti avvolti dall’incenso e il caos fantascientifico dei grattacieli di Shanghai; i sapori assurdi dei mercati notturni e lo shock termico di una colazione avvolta nei vapori di Datong. Ma soprattutto, ci porteremo dentro l’ospitalità e i sorrisi di chi abbiamo incontrato sul cammino: dalla ragazza di Milano scovata ad agosto su un forum, al tassista eroe di Pingyao che si è caricato le nostre valigie in spalla, fino ai cuochi cinesi che hanno guardato con venerazione (e forse un po’ di sospetto) la nostra spaghettata Barilla cucinata sul momento.
Le vaccinazioni fatte prima di partire si sono rivelate la mossa più azzeccata, il taxi di Suzhou l’unico vero “mistero topografico” irrisolto, e qualche meta ci ha lasciato l’amaro in bocca, ma fa tutto parte del gioco. Perché la verità è che nessun imprevisto, nessun diluvio e nessuna cuccetta stretta in un treno notturno avrebbero mai potuto scalfire la forza di questo gruppo.
Mentre l’aereo punta verso Bologna, sappiamo già che i cuscini di riso ci mancheranno un po’, che la birra Tsingtao non avrà lo stesso sapore a casa e che, prima o poi, la nostalgia di quell’Oriente così insolito e unico busserà alla nostra porta.
Un viaggio pazzesco. Un’avventura pazzesca. Ma, soprattutto, dei compagni di viaggio straordinari.
Cina 2006: fine della corsa. Almeno fino alla prossima mappa da aprire sul tavolo.




















































































































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