Il viaggio di ritorno: dal ghiaccio al forno
Al risveglio, memori dell’odissea del viaggio d’andata, facciamo un’abbondante colazione e corriamo in stazione a fare scorta di cibo. Ma poteva filare tutto liscio? Ovviamente no.
Questa volta nelle cuccette il riscaldamento è “a manetta” e i finestrini sono completamente bloccati. Nel giro di poche ore finiamo tutte le scorte di acqua e bibite; cerchiamo disperatamente di procurarci qualcosa da bere sul treno, ma il controllore è barricato nella sua cabina a dormire e non ne vuole sapere di aprirci.
A parte questo piccolo inconveniente “tropicale” e una sosta forzata alla dogana — dove hanno fatto scendere una ragazza ungherese che probabilmente non aveva i documenti per lasciare il Paese — il viaggio prosegue senza troppi ritardi.
Budapest mi è piaciuta tantissimo. È una città che ti resta nel cuore e penso proprio che ci tornerò… magari, la prossima volta, per vederla in estate!







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