Nel cuore del Modernismo (e un compleanno speciale)
Oggi ci aspetta l’incontro con i simboli indiscussi di Barcellona. Sappiamo che la città è affollata, quindi decidiamo di puntare la sveglia presto: la giornata si preannuncia lunga e le code per i monumenti non perdonano.
La nostra mattinata inizia davanti all’Arc de Triomf. Progettato da Josep Vilaseca i Casanovas come ingresso trionfale per l’Esposizione Universale del 1888, l’Arco affascina per il contrasto tra i mattoni rossi e le sculture intricate. Passeggiare lungo il vivace Passeig de Lluís Companys che conduce all’Arco è il modo migliore per respirare l’eleganza storica della città.
Da qui, con pochi passi, ci immergiamo nel verde del Parc de la Ciutadella. Al suo interno svetta il Parlament de Catalunya: un edificio che nasconde un passato austero. Nato infatti come arsenale militare nel XVIII secolo, è una struttura imponente in pietra del Montjuïc e mattoni, con una pianta a croce che racchiude quattro cortili interni e una cupola centrale a dominare il tutto. Poco lontano, sempre nel parco, ammiriamo il Castell dels Tres Dragons. Costruito originariamente come caffè-ristorante per l’Expo del 1888, oggi è una sede del Museo di Scienze Naturali; la sua architettura, che fonde ferro e mattoni, è un gioiello scientifico e artistico che merita assolutamente una sosta.
Ma è arrivato il momento del “piatto forte”: la La Sagrada Família. È il capolavoro assoluto di Antoni Gaudí, l’opera a cui l’architetto dedicò ogni briciolo di energia nell’ultima parte della sua vita. Sebbene il cantiere sia ancora un fermento di impalcature e gru, la vista delle facciate della Natività e della Crocifissione, dell’abside e delle guglie è qualcosa che toglie il respiro. Ogni descrizione sembra sminuirne la maestosità: il mio unico consiglio è quello di non lasciarsi scoraggiare dalla fila chilometrica. Entrare in quel bosco di pietra è un’esperienza mistica che ripaga di ogni minuto di attesa.
Quando usciamo dalla Sagrada Família, il buio è già calato su Barcellona, ma la città illuminata regala un fascino nuovo alle tappe successive: Prima incontriamo Casa Milà (La Pedrera), meglio nota come La Pedrera. È l’ultimo lavoro civile di Gaudí e si capisce perché all’epoca fece tanto scalpore: la sua facciata ondulata sembra viva, una scogliera scolpita dal vento con balconi in ferro battuto che sembrano alghe. Poco dopo, al numero 43 del Passeig de Gràcia, restiamo incantati da Casa Batlló. Qui Gaudí ha dato libero sfogo alla sua fantasia naturalistica, eliminando le linee rette e creando una superficie vibrante di colori e forme organiche. È la pienezza dell’arte modernista che prende vita sotto i nostri occhi.
Prima di rientrare, rispettando quasi un rituale spagnolo, alle cinque della sera (“a las cinco de la tarde“) ci concediamo una sosta rigenerante da Il Caffè di Francesco. È un posto spettacolare, un’oasi di profumo di caffè che decidiamo all’istante diventerà la nostra tappa fissa per il resto del soggiorno.
La serata, però, ha un sapore diverso: stasera si festeggia tra i locali della Rambla. Tra le luci, la folla e l’allegria di Barcellona, brindo a un altro anno che se ne va… sì, perché anche quest’anno è il mio compleanno! Auguri a me!


















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