23 Novembre 2010: Il misticismo del Monte Koya – Tra lanterne millenarie e lo “shock vegano” di tre romagnoli DOC
La scalata verso la cittadella sacra
Il 23 novembre scatta il giro di boa del nostro viaggio. Lasciamo Osaka alle spalle e torniamo a impostare la sveglia a orari da caserma: alle 6:30 in punto siamo già a bordo del treno Espresso Nankai diretti a Gokurakubashi. Da lì, saliamo su una funivia che compie un percorso spettacolare e ripidissimo, arrampicandosi tra le montagne avvolte dalla nebbia fino a scodellarci alla stazione di Koyasan.
Questo centro monastico, sospeso a 800 metri di altezza e protetto dall’UNESCO, è il cuore pulsante del Buddhismo Shingon. È un luogo magico, un microcosmo di 117 templi dove si respira un’atmosfera di misticismo puro. Iniziamo le nostre visite dal Kongòbuji, il tempio principale dell’intera scuola Shingon (a cui fanno capo ben 3.600 templi in tutto il Giappone), famoso per le sue splendide sale e i giardini di roccia. Ci spostiamo poi al Danjò Garan, l’area sacra centrale; quasi tutti gli edifici originali sono andati perduti nei secoli a causa dei fulmini e degli incendi e sono stati fedelmente ricostruiti, ad eccezione del Kongobu-ji Fudodo: questa struttura in legno scuro è l’unica rimasta intatta fin dall’origine, un autentico Tesoro Nazionale che emana una storia pazzesca.
I cedri secolari di Okunoin e le 10.000 lanterne
Sotto una pioggia intermittente che si alterna a improvvisi raggi di sole, affrontiamo l’esperienza più profonda della giornata: l’attraversamento di Okunoin, il cimitero monumentale più grande del Giappone. Il viale principale si snoda per circa due chilometri sotto l’ombra di cedri secolari dalle dimensioni colossali, custodi di oltre 200.000 tombe e memoriali di samurai, monaci e personaggi illustri. Al termine del sentiero arriviamo al ponte Goyōbashi, dove sono allineate grandi statue di pietra dei Jizō (i numi tutelari): osserviamo i pellegrini versare devotamente acqua sulle sculture ed elevare preghiere per gli antenati. Copiamo i loro gesti e accediamo all’area più sacra del complesso: il Mausoleo Kòbòdaishi e il suggestivo Tōrōdō, la sala delle lanterne. Qui dentro ne bruciano più di 10.000, donate dai fedeli, e l’aria è densa di incenso; si dice che alcune di queste fiammelle brucino ininterrottamente da secoli. Un impatto visivo ed emotivo indescrivibile.
Dormire dai monaci: l’Onsen e il dramma culinario romagnolo
Per celebrare la metà del viaggio decidiamo di regalarci un’esperienza straordinaria: pernotteremo in un vero tempio buddhista, il Koyasan Onsen Fukuchi-In (costo: 28.000 Yen con cena e colazione incluse). La nostra camera è un capolavoro in perfetto stile giapponese, con porte scorrevoli e tatami. Sfruttiamo la pace assoluta del luogo per rigenerare i muscoli nel loro splendido Onsen, completo di sauna e idromassaggio all’aperto.
Ma il vero “colpo di scena” arriva all’ora di cena. Ci viene servita direttamente in camera sul tatami la Shojin Ryori, la tradizionale cucina vegana dei monaci. Ora, vi lasciamo solo immaginare la reazione interna di noi tre, romagnoli D.O.C. cresciuti a pane, piadina, tagliatelle al ragù e fiumi di Sangiovese, di fronte a un vassoio pieno di tofu, radici, alghe e germogli di bambù bolliti! Affrontiamo la cena con grande rispetto (e molta fame residua), ridendo come matti per il contrasto. Un’esperienza mistica anche per lo stomaco!






























































































































































































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