18 Novembre 2010: Il miracolo del Monte Fuji – Dal caffè della disperazione alla follia sul terrazzo
L’appostamento al gelo e la rassegnazione
Aspettiamo questo giorno con un’ansia pazzesca: oggi la rotta è puntata verso il simbolo indiscusso del Giappone, il maestoso Monte Fuji. Raggiungerlo da Tokyo è un gioco da ragazzi: andiamo alla stazione dei bus di Shinjuku e saliamo su un collegamento diretto che in circa due ore ci porta a Kawaguchiko, una splendida cittadina adagiata sulle sponde dell’omonimo lago. Sulla carta, la strategia è perfetta: se la giornata è limpida, da qui si gode di una vista pazzesca del vulcano da mille angolazioni. Il punto migliore in assoluto è il Tenjoyama Park, che raggiungiamo prendendo la funivia (Mt. Fuji Panoramic Ropeway).
Sulla carta, appunto. Perché la realtà ci riserva una sfortuna nera: il Fuji è completamente svanito, avvolto da un muro impenetrabile di nubi e foschia. Non ci diamo per vinti e tentiamo l’azzardo: rimaniamo appostati per due ore intere, al freddo e al gelo in cima al punto panoramico, sperando in un colpo di vento miracoloso. Niente. Con il morale sotto i piedi per aver affrontato un viaggio a vuoto, torniamo mestamente alla stazione dei bus. Ci sediamo a un tavolino, rassegnati, a sorseggiare un caffè lungo che sa di tristezza profonda, quando all’improvviso il silenzio viene squarciato. Fabio urla a squarciagola: “GUARDATE CHI C’È?!?”
Il miracolo e il delirio collettivo: scatta la pazzia!
Alziamo gli occhi e, come per un incantesimo, il muro di nebbia si apre. Eccolo lì. Il gigante sacro del Giappone ci appare in tutta la sua devastante bellezza, con la cima spruzzata di neve candida e una nuvoletta solitaria che gli fa da corona sulla cresta. In quell’istante scatta il delirio. La stazione dei bus si svuota in tre secondi netti: turisti e locali corrono fuori come impazziti.
Per quanto ci riguarda, perdiamo completamente la testa. Siamo come spiritati davanti a quel panorama che fin da bambini sognavamo guardando i cartoni animati giapponesi in TV. Inizia una sessione fotografica compulsiva a livelli di pura follia. Fabio inizia a correre su e giù per le strade del paesino come un centometrista, alla disperata ricerca dell’inquadratura perfetta tra i tetti delle case. Davide, con la flemma del professionista, piazza il suo cavalletto fotografico d’ordinanza per immortalare l’attimo con una precisione millimetrica. Ma il premio “Decenza e Vergogna Ciao Ciao” lo vince a mani basse Paolo: in preda al panico da prestazione, suona senza ritegno al campanello di una casa privata giapponese e, a gesti, implora i proprietari di farlo salire sul terrazzo per scattare le foto dall’alto, urlando che “il treno parte tra dieci minuti!” (piccolo dettaglio: eravamo in autobus!). I giapponesi, pietrificati e impietositi da quel pazzo scatenato, lo fanno entrare; Paolo si sfila le scarpe alla velocità della luce, vola sul terrazzo e porta a casa lo scatto della vita.
Quando si dice che dieci minuti valgono da soli il prezzo di un intero biglietto aereo? Ecco, per noi oggi è andata esattamente così. Una giornata nata male si è trasformata in un evento memorabile e leggendario. Con le schede di memoria piene e il cuore a mille, possiamo finalmente tornare a Tokyo. Che storia, ragazzi!
















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