- Periodo del viaggio: 16/09/1996 – 24/09/1996
- Partecipanti: Davide e Monica.
- Viaggio in: Aereo lufthansa
- Guida: lonely planet, la Bibbia dei viaggiatori.
- Siti internet utili: visitcuba – viaggiarecuba
THE HISTORY: Operazione Riscatto Caraibico – Destinazione Cuba! Dopo la mezza delusione dell’anno scorso a Djerba, questa volta non abbiamo nessuna intenzione di sbagliare il colpo. Ci mettiamo a tavolino decisi a trovare una meta che metta d’accordo tutti e che prometta grandi cose: gli occhi cadono quasi subito sulle mappe dei Caraibi. Valutiamo diverse opzioni, ma alla fine la scelta ricade sull’unica isola capace di fondere il relax da spiaggia tropicale con una storia e una cultura uniche al mondo: Cuba. Trovata la quadra, passiamo subito all’azione con l’acquisto di voli e hotel. Con i biglietti in tasca e un’euforia contagiosa che cresce giorno dopo giorno, non ci resta che far partire il conto alla rovescia. La Isla Grande ci aspetta!
16-22 Settembre 1996: Il ritmo di Varadero, i segreti dell’Avana e la tempesta sull’Antonov
16 Settembre: Benvenuti a Varadero, la capitale del “No Stress”
Per il nostro riscatto caraibico nel 1996 scegliamo come base Varadero, situata sulla penisola di Hicacos, il lembo di terra cubana più vicino agli Stati Uniti. Alloggiamo nel bellissimo Sol Varadero Beach Meliá, affacciato direttamente sulla Playa de Varadero. Sabbia finissima dalle sfumature bianche e rosa, acqua cristallina: a nostro parere, la spiaggia più bella di tutta Cuba.
Questa zona è prettamente turistica e differisce molto dal resto dell’isola, ma è l’ideale per goderci un meritato riposo. Passiamo i primi due giorni tra lettini, cocktail e vita notturna. A pranzo ci accomodiamo nel ristorantino sulla spiaggia per gustare delle aragoste fantastiche. Unica avvertenza: non abbiate fretta! Il cibo e i drink arrivano solo seguendo il tipico e lentissimo ritmo locale: “Cuba no stress!!!”. Ci si abitua in fretta, fidatevi.
Il terzo giorno: Maratona nella storia dell’Avana
Il terzo giorno cambiamo marcia e andiamo a visitare la capitale. L’Avana ti toglie il fiato con l’architettura coloniale, la bellezza del centro storico e l’iconografia rivoluzionaria. Ma l’aspetto più magnetico è la sua vita quotidiana: ti ritrovi circondato da centinaia di auto d’epoca americane di ogni colore e modello, e ti viene subito voglia di compratene una! Per girarla bene servirebbero tre giorni, noi ne abbiamo solo uno e imbastiamo un tour serratissimo.
Iniziamo da La Habana Vieja (L’Avana Vecchia), il nucleo originale della città affacciato sulla baia, oggi Patrimonio UNESCO. Camminiamo a piedi tra le sue strade sicure e affascinanti, ammirando Plaza de Armas, la Catedral de San Cristóbal de La Habana e il Castillo de la Real Fuerza. Ovviamente scatta la sosta d’obbligo alla mitica La Bodeguita Del Medio, il bar fondato nel 1942 dove Ernest Hemingway amava bere: ci accomodiamo al bancone e ci godiamo un leggendario ed originale mojito.
Ci spostiamo poi nel quartiere del Vedado, fermandoci in Plaza de la Revolución. Qui lo stile coloniale lascia spazio alla storia moderna, dominata dal palazzo del Ministero dell’Interno con l’enorme e iconica immagine di Che Guevara. Proseguiamo verso Centro Habana, un quartiere vivissimo dove ammiriamo il maestoso Capitolio Nacional de Cuba e il Paseo de Martí, tributo all’eroe nazionale José Martí. Per rinfrescarci facciamo un salto da El Floridita, la “culla del Daiquiri”. Anche qui Hemingway era di casa, e lo salutiamo posando accanto al suo busto in bronzo. Chiudiamo questa giornata estenuante ma pazzesca con cena e spettacolo nel mitico Club Tropicana: un’esplosione di luci, musica e balli caraibici da vedere almeno una volta nella vita.
Il quarto giorno, manco a dirlo, lo passiamo in totale blackout a Varadero a recuperare le forze.
Il quinto giorno: Il paradiso di Cayo Largo… e un volo da brividi
Rigenerati, partiamo per un’escursione a Cayo Largo per goderci la favolosa Playa Paraiso Beach. Il volo di andata a bordo di un piccolo Antonov An-14 sovietico da soli 6 posti fila via liscio, e il pilota – sentendosi particolarmente generoso – mi lascia persino i comandi per farmi pilotare l’aereo per qualche minuto!
Il rientro, invece, si trasforma in un’avventura epica. Mentre siamo all’aeroporto di Cayo Largo si scatena un violentissimo nubifragio tropicale. Dopo ore di attesa bloccati a terra, ci fanno salire su un aereo un po’ più grande (30 posti). C’è solo un piccolo problema in puro stile cubano: noi passeggeri siamo 31! Rimaniamo un’ora fermi sulla pista a discutere, poi decidono che “no problem”, si parte lo stesso con un uomo in più. Decolliamo nel bel mezzo della tempesta, ballando tra vuoti d’aria improvvisi e fulmini, fino ad atterrare sani e salvi all’Avana per poi rientrare a Varadero.
Passata la paura, concludiamo passando gli ultimi giorni della vacanza nel relax più totale sulla nostra spiaggia.
Epilogo: Hasta la Victoria… ¡Siempre! (Dalla tempesta caraibica ai ricordi)
Mentre l’aereo stacca le ruote dalla pista per riportarci in Italia, guardiamo fuori dal finestrino e l’isola di Cuba si dissolve lentamente nel blu dei Caraibi. Ci lasciamo alle spalle una vacanza nata con la voglia di riscatto e finita per diventare una delle avventure più incredibili e folli di tutta la nostra vita.
Torniamo a casa con la pelle colorata dal sole di Varadero, le orecchie ancora piene del ritmo trascinante della salsa e quel sapore inconfondibile di menta, lime e rum che solo i veri bar dell’Avana sanno regalare.
Ci porteremo dentro i contrasti di questa terra ferma nel tempo: la bellezza struggente e coloniale dell’Avana Vecchia, la grandiosità della Plaza de la Revolución sotto lo sguardo del Che, i colori pastello delle centinaia di auto americane anni ’50 e l’eleganza travolgente delle ballerine del Tropicana. Ci ricorderemo del paradiso terrestre di Playa Paraíso, ma soprattutto di quel volo di ritorno da Cayo Largo. Quell’ora passata fermi sulla pista a contrattare in trentuno su un aereo da trenta, prima di decollare nel cuore di un nubifragio tra fulmini e vuoti d’aria, è una storia che racconteremo ai nipoti e che, da sola, vale l’intero viaggio.
Abbiamo imparato che la vita qui scorre a un ritmo tutto suo, dove la fretta non esiste e il segreto è saper sorridere e ripetere “Cuba, no stress!”.
Sistemiamo le nostre foto scansionate nell’album dei ricordi, sapendo che la loro grana vintage riflette esattamente il fascino autentico e un po’ spettinato dell’isola che abbiamo vissuto nel 1996.
Gracias Cuba! Ci hai regalato un viaggio memorabile. E come ci siamo promessi sulla spiaggia prima di partire: sì, questo è solo un arrivederci. Adiós, Isla Grande!
(Nota del redattore: siamo nel 1996, abbiate pazienza se la qualità delle foto scansionate non è in HD, ma il fascino vintage è tutto qui!)






























