Khajuraho

postato in: India | 0

28-29 Novembre 2008: Le pietre sensuali di Khajuraho, la grande beffa della tigre e l’addio a “Faccia da Culo”

28 Novembre: Dove la pietra prende vita

Il 28 novembre la sveglia suona prestissimo. Lasciamo la quiete medievale di Orchha e la nostra Toyota si mangia i chilometri verso sud fino a raggiungere Khajuraho. Varchiamo l’ingresso del celebre complesso monumentale, protetto dall’UNESCO, e ci troviamo catapultati in un mondo parallelo dove la pietra arenaria sembra letteralmente prendere vita. Vi diamo la nostra opinione spassionata: questi templi, costruiti mille anni fa sotto la dinastia dei Chandela Rajput, sono un capolavoro di un’audacia e di una raffinatezza uniche al mondo. Ogni singola scultura, ogni fregio e ogni millimetro di parete è una celebrazione totale dell’esistenza umana in tutte le sue sfaccettature: ci sono scene di vita quotidiana, musici, divinità e, ovviamente, le famosissime e intricate sculture erotiche del Kamasutra che li hanno resi celebri ovunque. Rimaniamo incantati non solo davanti alla maestria mostruosa degli antichi artigiani, ma soprattutto di fronte alla mentalità incredibilmente aperta e gioiosa della cultura indiana dell’epoca. Un’arte pazzesca!

29 Novembre: La tigre fantasma e il grande congedo volante

Il giorno successivo decidiamo di tentare il colpaccio naturalistico. Ci alziamo a orari indicibili nel cuore della notte per addentrarci nei confini del vicino Panna National Park, una riserva naturale rinomata in tutto il mondo per la sua fiorente e protetta popolazione di tigri del Bengala. Saliamo sulle jeep con le macchine fotografiche spianate, pronti al ruggito. Risultato? Vi diciamo le cose come stanno, senza filtri: abbiamo avvistato cerbiatti, scimmie, uccelli di ogni forma e colore, cinghiali e una fauna pazzesca… ma delle tigri nemmeno l’ombra! Una delusione colossale, ammettiamolo. Ma la natura è così, non è uno zoo e la tigre decide lei se farsi vedere o rimanere un fantasma tra i cespugli.

Rientrati dal safari, è il momento di un briciolo di commozione: è giunto il tempo di salutare e congedare il nostro mitico autista. Lo abbracciamo, ringraziandolo per averci fatto da guida e per averci protetto nel traffico anarchico indiano a bordo della Toyota. Addio, “Faccia da Culo”, rimarrai per sempre nei cuori di Mollotuttoeparto! Ci dirigiamo all’aeroporto e prendiamo un volo interno: la pista ci lancia dritti verso l’ultima, immensa e mistica frontiera del nostro viaggio: atterriamo a Varanasi!

Itinerario

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *