Cobà e Tulum

21 Ottobre 2004: La sveglia all’alba, i misteri nella giungla di Cobá e il bagno da cartolina a Tulum

Sveglia alle 6:00 e spirito “local”

La sveglia suona alle 6:00 in punto, ma non ci pesa: oggi ci aspetta una giornata pazzesca. Fedeli al nostro stile di viaggio, snobbiamo i tour organizzati e ci dirigiamo alla stazione per prendere il pullman locale. Viaggiare con i trasporti pubblici messicani non solo fa risparmiare un sacco di pesos, ma è il modo migliore per immergersi nella vera vita del posto.

Prima tappa: Cobá, i segreti sepolti nella giungla La nostra prima meta è Cobà, uno dei siti archeologici più affascinanti del Quintana Roo. La sua particolarità? È immerso completamente nella giungla messicana più fitta. Si estende su un’area sterminata di circa 80 chilometri quadrati, il che rende ovviamente impossibile visitarlo tutto a piedi in una volta sola. Cobá fu una città Maya potentissima e, grazie alla sua posizione isolata e lontana dalle grandi vie di comunicazione, è rimasta praticamente inesplorata fino agli inizi del 1900. Camminando nell’ombra della vegetazione, avvolti dai rumori della natura, ammiriamo il Tempio delle Chiese, il suggestivo campo da gioco della pelota, il Gruppo Macanxoc e il Tempio delle Pitture. Ma l’impatto visivo più forte lo regala la Grande Piramide (Nohoch Mul), che spunta maestosa sopra la cima degli alberi. Un posto selvaggio e magnetico.

Seconda tappa: Tulum, la fortezza a picco sul mare caraibico

Riprendiamo i mezzi pubblici e ci spostiamo verso la costa per visitare Tulum. Se Cobá è ombrosa e selvaggia, Tulum è un’esplosione di luce e colori. È in assoluto il sito più visitato della zona e si capisce subito il perché. Anticamente i Maya la chiamavano Zama, che significa “alba”, dato che tutti i suoi edifici sono orientati perfettamente sull’asse levante-ponente. Il nome attuale, Tulum, significa invece “muro”: basta guardarsi intorno per capirne il motivo, visto che la città è difesa su tre lati da una spessa muraglia alta fino a 5 metri. Il quarto lato, invece, è arroccato a strapiombo sul Mar dei Caraibi, una posizione strategica che la rendeva inespugnabile.

Rimaniamo incantati davanti a El Castillo, l’edificio più famoso, dedicato al dio del vento Kukulkan, che domina la scogliera. La vera chicca del sito, però, si trova proprio sotto le rovine: la Playita Tortuga è un paradiso di sabbia bianca e finissima, bagnata da un mare caraibico che sfuma in ogni tonalità possibile di blu e azzurro. Scendiamo la comoda scalinata di legno che dalle pietre millenarie porta direttamente sulla sabbia e ci concediamo un bagno rigenerante indimenticabile, nuotando con le rovine Maya alle spalle.

Rinfrescati e pieni di meraviglia, riprendiamo il nostro pullman e facciamo rientro alla base a Playa del Carmen. Che giornata!

Itinerario

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